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Lingua e cultura ladina

cultura ladinaVisitare un paese non significa solo scoprire cibi a volte inusuali e paesaggi incantevoli, ma anche confrontarsi con tradizioni millenarie e lingue a noi sconosciute.  L’Italia, si sa, è un caleidoscopio di colori e immagini accattivanti, uno zibaldone di usanze ben radicate e ogni regione vi saprà accogliere con calore.

L’Alta Badia stupisce per la vastità dei suoi spazi e l’intensità della sua luce, ma forse pochi indagano sul suo patrimonio ladino. 

Una lingua retoromanza che risale al 15 a.C., è oggi parlata in Val Badia, attorno al Sella, nel Friuli e nel cantone dei Grigioni in Svizzera. In Alto Adige è riconosciuta come terza lingua ufficiale, dopo l’italiano e il tedesco. Cinque linguaggi: Maréo/Badiot (Val Badia), Gherdëina (Val Gardena), Fascian (Val di Fassa), Anpezan (Ampezzo) e Fodom (Livinallongo). 

Dopo una visita in queste zone, vi ricorderete di questa lingua? Avrete occasione di sentirne qualche detto dalla popolazione locale? Una parola, senz’altro, vi resterà in mente: Ciasa. Ciasa significa casa, e nel vostro albergo sta a simboleggiare un’accoglienza curata nei minimi dettagli, dalle prime colazioni con prodotti naturali, fatti in casa, alla decorazione delle stanze, il tutto per farvi sentire, appunto, a casa. 

La maggior parte delle tradizioni ladine sono strettamente connesse alle festività religiose, in quanto i ladini sono una popolazione molto cattolica. 

Tra queste ne citiamo alcune:

„La granara de saresc" dette anche „granara dal belorì"

La Domenica delle Palme i bambini si recano in chiesa con delle scope fatte di rami. Il sacerdote le benedice e i bambini le appendono allo steccato di casa. Questa usanza serve ad allontanare eventi spiacevoli nella propria vita. Importante è che la "granara" non cada mai a terra.

„Pechè" o „cufé"

Nel periodo di Pasqua i maschi giocano a "cufè" con delle uova colorate. Lo scopo è quello di guadagnare il maggior numero di uova. I partecipanti colpiscono con la punta del proprio uovo la punta dell'uovo avversario. Chi rimane con l'uovo intatto riceve come premio l'uovo dell'avversario. Questo gioco è anche conosciuto come "Segra dai Üs" ovvero "Sagra delle uova".

„Jì a üs" – raccogliere uova

Il lunedì di Pasqua i giovani ragazzi vanno dalle ragazze di paese con lo scopo di farsi regalare quante più uova possibili. Solitamente le ragazze regalano 4 uova a un ragazzo considerato simpatico, 6 uova all'amante e 12 uova al fidanzato. La tradizione ha origine nell'epoca in cui le uova erano considerate una delicatezza. Queste stesse uova venivano poi utilizzate nel gioco del "Pechè" e "Cufè"

Festa de Santa Maria dal Ciüf

"Santa Maria dal Ciüf" ovvero "Santa Maria del Fiore" rappresenta in Alta Badia uno dei giorni di festa più belli dell'anno. Le donne del posto si recano in chiesa con dei cesti ricolmi di erbe, farina, sale per farle benedire al sacerdote di paese. Poi con l'arrivo del primo temporale il cesto così ricolmo viene bruciato.

Le ćiaval y la iarina (Il cavallo e la gallina)

Per la festa di tutti i Santi i bambini maschi ricevono dal proprio padrino un pane dolce a forma di cavallo e le bambine dalla madrina a forma di gallina.

La "Donacia" o "Poscignara"

Per la festa della Befana le giovani ragazze si travestono da "Poscignara", una vecchia signora simile a una strega che si reca di casa in casa per spazzare via i fantasmi e l'anno vecchio. Ella ha solitamente la gobba, un solo dente e porta un cesto per portare via i bambini. Chi riceve l'anziana donna solitamente le offre da mangiare e bere.

Le "tlocheradures"

Le "tlocheradures" sono un dolce tipico simile ai Krapfen che richiedono un lungo tempo di preparazione. Poiché vengono preparati raramente, questi dolci tipici sono molto richiesti e i giovani dei paesi vicini vanno di casa in casa per riceverne alcuni. Tempi addietro ci si mascherava e si faceva chiasso per le strade con pentole e campane. In più ci si recava presso le abitazioni dove si era certi di vedere belle ragazze. Si ballava e mangiava fino a notte tardi.

Nell’arco dell’anno sono numerosi gli eventi che rendono omaggio a questa cultura, tra i quali festival musicali in estate come il “Ćiastel dla Müjiga” (nel castello Ciastel Colz di La Villa), la festa di paese “Paisc in festa” a San Cassiano, l’evento serale culturale-culinario “ARTemoziun”, uno straordinario percorso in cui si ammirano, camminando, otto opere d’arte tradizionale, illustrate da un’esperto. A ogni opera è associato un piatto preparato da un ristorante dell’Alta Badia. La visita termina presso il Museo “Ursus ladinicus” a San Cassiano, che per l’occasione sarà aperto anche la sera. Vi sono anche le serate folcloristiche e l’autunnale “Leonhardiritt”, la cavalcata di San Leonardo a Badia.

Prossimamente, il 15 febbraio, la Carnival Cup, gara in maschera con i mezzi più originali. Dal 15 al 22 marzo la  "Roda dles Saus - Rifugi e Sapori Antichi" Skisafari da una baita all'altra alla scoperta dei piatti tipici della tradizione ladina accompagnati dai vini dell'Alto Adige.

Per chi volesse approfondire sulla lingua e la cultura ladina, Istituto Culturale Ladino http://www.istladin.net/web/index.asp?id=30, oppure visitate l’istituto ladino “Micurà de Rü” a San Martino in Badia – così chiamato dallo scienziato ladino Micurà de Rü, alias Nikolaus Bacher (1789 – 1814) – e il museo Ladin Ćiastel de Tor, sempre a San Martino. 

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